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sabato 6 gennaio 2018

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lunedì 25 dicembre 2017

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martedì 19 dicembre 2017

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domenica 22 ottobre 2017

Scoperti denti fossili che possono rivoluzionare la storia dell'umanità


Come riportato dal giornale tedesco Die Welt​​​, sono stati rivenuti fossili di denti nella città di Eppelsheim, vicino al fiume Reno: a loro particolarità consiste nella datazione presunta, in quanto sarebbero giunti a noi direttamente da 9,7 milioni di anni fa, quando nessuno sospettava che i primati vivessero in Europa. Questi denti sarebbero analoghi a quelli dell'australopiteco Lucy, che più di tre milioni di anni fa visse in Etiopia, ma molto più "vecchi" e soprattutto non rassomigliano a quelli di nessun'altra specie tra quelle che si presume circolassero in Europa e in Ansia. Tutto ciò, quindi, rimette in discussione la teoria dell'origine africana dell'uomo.


Gli archeologi tedeschi, che hanno realizzato lo studio, erano molto confusi riguardo alla scoperta, tanto da procrastinare la pubblicazione della ricerca, pronta già un anno fa. Ora, però, per il direttore dello scavo, Herbert Lutz, è giunto il momento di svelare tutto: ''Si tratta chiaramente di denti di un primate. Le loro caratteristiche assomigliano a quelle dei ritrovamenti africani, che però sono 4 o 5 milioni di anni più giovani dei denti di Eppelsheim''. Considerando che lo stato evolutivo dei denti ritrovati in Germania è simile a quello di Lucy, ma con quasi cinque milioni di anni in più, il direttore del Museo di storia naturale di Mainz, Herbert Lutz, ha definito la scoperta “un grandissimo colpo di fortuna, ma anche di un grandissimo mistero”. Tale scoperta potrebbe adesso rivoluzionare la maniera di comprendere l'evoluzione umana. I resti ritrovati infatti riaccendono la tesi delle origini “non africane” degli esseri umani.


"Non voglio enfatizzare troppo l'evento" ha detto invece il sindaco di Magonza, Michael Ebling, durante la conferenza per comunicare lo storico ritrovamento. "Ma ipotizzo che dovremmo iniziare a riscrivere la storia dell'umanità dopo oggi" ha spiegato in seguito. Precisiamo che il ritrovamento del fossile molto simile alla celeberrima australo-piteca Lucy è stato effettuato a Eppelsheim, piccolo comune della Renania (Germania). Lucy è stata a lungo considerata l’anello mancante dell’evoluzione dai primati agli esseri umani. 

fonte/credits to: http://www.huffingtonpost.it/2017/10/20/ritrovati-dei-denti-di-9-7-milioni-di-anni-fa-che-potrebbero-riscrivere-la-storia-dellumanita_a_23249972/

venerdì 22 settembre 2017

Con l'intelligenza artificiale è possibile prevedere l'Alzheimer dieci anni prima


Mediante l'utilizzo della tanto agognata intelligenza artificiale, sarebbe possibile diagnosticare il temuto morbo di Alzheimer ben dieci anni prima rispetto a ciò che succede adesso. Infatti, un team di studiosi facente parte del rinomato Dipartimento di Fisica dell’Università degli studi di Bari e della locale sezione dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, hanno adoperato immagini di risonanza magnetica al fine di identificare alterazioni nel cervello che consentirebbero di prevedere l’insorgere della malattia di Alzheimer con dieci anni d’anticipo.


I fisici dell’Università di Bari e dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare hanno iniziato da diversi anni un progetto di ricerca inter-disciplinare che tenta di applicare le strategie di analisi tipiche dei big data all’ambito clinico diagnostico; infatti, già 3 anni or sono si erano resi protagonisti della vittoria di una competizione internazionale organizzata dalla Harvard Medical School in merito all'utilizzo di sistemi di machine learning per la diagnosi precoce della Schizofrenia. Tali analisi risultano molto complesse e richiedono infrastrutture di calcolo e conoscenze tecnologiche di frontiera; il centro calcolo ReCaS ha rivestito un ruolo primario per lo svolgimento delle analisi e l’ottenimento di questi risultati.


Il team di studiosi, formato da Nicola Amoroso,  Alfonso Monaco, Roberto Bellotti, Sabina Tangaro, Marianna La Rocca, Giovanni Caldara, Stefania Bruno e Tommaso Maggipinto,  ha ideato e messo a punto un sistema di intelligenza artificiale capace di svelarci in maniera automatica segni precoci della malattia nelle immagini cerebrali di più di duecento individui. In particolare, le loro analisi hanno permesso di rivelare l’insorgenza della patologia in una speciale classe di soggetti affetti da quello che in gergo clinico è chiamato “lieve indebolimento cognitivo”, ossia una condizione che può manifestarsi anche un decennio prima della patologia, con un’accuratezza pari all'84 per cento.

fonte/credits to: http://www.improntaunika.it/2017/09/alzheimer-con-intelligenza-artificiale-diagnosi-in-anticipo-di-10-anni/